L’importanza di chiamarsi Hostess

 

Quante di voi hanno fatto la hostess nella propria vita?
Ma non solo la hostess, mettiamoci pure dentro la tour leader, l’accompagnatrice, la standista in fiera, la receptionist. Siete in tante, siamo in tante. Lavori occasionali in giro per l’Italia e per il mondo. Voglio riflettere sull’importanza di questa figura professionale che, purtroppo, molte aziende sottovalutano. Perché che sia per un evento o un viaggio, la hostess in quel momento incarna tutto ciò che è l’azienda protagonista agli occhi del pubblico. E il mio consiglio è quello di lavorarci su.
Non importa in quale settore: se un’azienda partecipa ad un evento in cui avrà visibilità, è fondamentale che le hostess che dovranno relazionarsi con la gente, i passanti, i curiosi e gli effettivi interessati, siano preparate. E preparate da chi, se non dal soggetto in questione? Mi è capitato spesso di frequentare fiere in cui il personale era completamente lasciato allo sbaraglio (un esempio alla BIT di Milano): ovviamente non sto dicendo che la hostess non debba metterci del suo, anzi, ma senza un briefing da parte del datore di lavoro non si va da nessuna parte.
E, oltretutto, se si tratta di hostess che supportano il lato organizzativo di un evento, non si deve dare nulla per scontato: la COMUNICAZIONE innanzi tutto. Meglio aver dato più informazioni del necessario che molte meno. La faccia la mettono proprio loro, le ragazze in divisa che sorridono, salutano, rispondono a domande e intrattengono relazioni pubbliche. Ed è giusto che siano sul pezzo: solo così l’azienda si sarà comunicata al meglio, e questo altro non è che lo scopo finale.
 
Stesso discorso va fatto per le accompagnatrici, le tour leader durante viaggi aziendali, viaggi stampa, blog trip e così via. Tutto il lavoro organizzativo che è stato svolto in ufficio è bene che venga trasmesso a chi in quei giorni sarà proprio lì, sul campo, ad interagire con i protagonisti del tanto atteso momento. Le lacune, sebbene piccole, alla fine pesano parecchio e agli occhi di chi le noterà sembreranno punti fondamentali da non sottovalutare. Un numero di telefono, un dettaglio riguardante del materiale da consegnare, un’intolleranza alimentare o un cambio di orario: queste ed altre piccole accortezze, se segnalate per tempo e avendo margine di errore, faranno del vostro evento un evento da ricordare con vero piacere.
 
Io nella vita vorrei continuare a lavorare nel campo organizzazione eventi/viaggi e comunicazione, e in questi primi anni lavorativi ho avuto la fortuna di vivere il mio sogno sia sul campo ma soprattutto sia dietro le quinte. Ho visto come certe realtà lavorano davvero bene (e con cui è un piacere collaborare) ed altre meno, e quindi questa è la mia personale visione: diamo più importanza alla figura della Hostess. Lei deve avere la consapevolezza dell’importanza del suo ruolo e lo stesso deve fare chi la contatta. È lei che, avendo una “banalissima” etichetta sulla divisa, in quel momento rappresenta un nome. Un nome che sarà comunicato e quindi ricordato positivamente o negativamente anche grazie al lavoro di quella giovane ragazza con un contratto che scadrà da lì a pochi giorni. E che è giusto mettere nelle condizioni di lavorare al meglio. Semplicemente perché anche lei, anche se per poco tempo, È quella azienda.

 

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6 Commenti su L’importanza di chiamarsi Hostess

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    #Near_Miss#
    13/10/2012 alle 1:05 (8 anni fa)

    Ecco, a me tocca la prossima settimana! Sarò proprio in fiera a Pordenone a fare la hostess e, nonostante mi abbiano contattata all'ultimo minuto (sostiuisco un'altra ragazza che non può più andarci), farò il possibile per prepararmi al meglio. E' brutto anche per la hostess di turno ritrovarsi a non saper rispondere a qualche domanda (che poi, capita sempre lo stesso perchè tutto tutto non si può sapere…), se poi ci mettiamo di mezzo anche le lingue straniere…olè! 🙂 bell'articolo!

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    Anna
    12/10/2012 alle 18:56 (8 anni fa)

    Ho fatto la hostess/promoter per 2 anni, ricordo che tornavo a casa coi piedi palmati e le canzoncine del locale ancora in testa.

    Anna

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    Rose Mel
    12/10/2012 alle 12:15 (8 anni fa)

    Per me sottovalutano i giovani in generale…pensano che ci siano delle figure che non servono a nulla in momenti di crisi, sia che si tratti delle hostess (anche io ho lavorato più volte come hostess), che di mediatori culturali nelle scuole, operatori sociali ecc..ecc..
    Ma il paese sta affondando proprio perché tutti questi piccoli lavori renderebbero le cose più produttive e invece, in nome del risparmio,certe figure si sopprimono e si accumulano qua e la tanti piccoli disagi/crepe/crisi che sommate hanno un peso non indifferente.
    Per uscire dalla crisi bisognerebbe tornare ad investire anche sui particolari, su questi figure competenti che possono fare la differenza ognuna nel proprio piccolo settore di appartenenza e porterebbe vantaggi anche agli altri settori (il settore della comunicazione e quello sociale, che sono i più penalizzati, in certi paesi rappresentano un punto di forza).
    Un ottimo articolo Silvia 🙂

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    Piperpenny
    11/10/2012 alle 15:27 (8 anni fa)

    Bel post. Sono totalmente d'accordo con te.
    Purtroppo le figure professionali – soprattutto giovani – ad essere sottovalutate non sono poche…

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    Lallabel
    11/10/2012 alle 15:18 (8 anni fa)

    Concordo pienamente con te, in quel momento la hostess rappresenta un nome e un'azienda ed è lei ad essere in contatto con i clienti.
    E' lei ad essere cordiale e professionale e a venire in aiuto in caso di bisogno.

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