Piacentino, prosciutto a gogò

Recupero i partecipanti a Milano e il mio quarto week-end da tour leader ha inizio. Siamo diretti nel Piacentino, precisamente a Gazzola Rivalta, dove trascorreremo la notte all’hotel Torre di San Martino, all’interno di un antico borgo medioevale. Qui, oltre all’hotel, troviamo una chiesa, alcune botteghe, delle residenze turistiche e la Locanda del Falco, dove ci aspetta la prima cena di questo godurioso tour.

Weekend enogastronomico nel Piacentino

Dopo un abbondante piatto di tagliatelle al culatello proviamo lo stinco di maiale con patate e concludiamo le danze con una torta al cioccolato divisa tra colleghi. Il cibo è perfetto, l’ambiente è caldo e quindi mi sento di consigliarvelo. Ancora un cocktail nel pub a fianco dell’hotel e poi siamo pronti per dormire nei nostri letti a baldacchino, che ricreano l’ospitalità di un vecchio castello.

La mattina seguente siamo presto in pista diretti verso Borgonovo Val Tidone, dove ci aspetta una visita al Salumificio Capitelli. Piacenza, lo sappiamo bene, è terra di salumi: coppe, salami, pancetta. Qui invece abbiamo il piacere di entrare nel mondo del prosciutto cotto San Giovanni, fiore all’occhiello dell’azienda. Uno sguardo veloce alla lavorazione tra profumi intensi e poi l’attesa degustazione: il sapore è così pulito che vorremmo che il proprietario non smettesse più di affettare.
È ora di pranzo: stiamo ancora assaporando l’ultima fetta di prosciutto che dobbiamo ripartire, ci aspetta un elegante pranzo all’Antica Osteria della Pesa a Cadeo. Qui lo chef supera le aspettative di tutti: il servizio è preciso, i piatti raffinati e l’asparago piacentino la fa da padrone. Ecco il menù: toast croccante con asparagina, spuma di caprini e guanciale croccante, ravioli agli asparagi e tartufo nero con uovo in crosta. Per finire in bellezza un dolce a base di pesche, cioccolato e amaretto. Consiglio il locale anche se l’ho trovato un po’ freddo, era un sabato di primavera e c’eravamo solo noi. E a me piace mangiare con un po’ di compagnia in sottofondo, ma son gusti.

Anche qui il gruppo è entusiasta: un attimo di relax in giardino e poi si va alla Cantina Conte Otto Barattieri, ad Albarola di Vigolzone. Azienda a gestione familiare, ci conducono tra le botti e perfino in solaio, dove tengono il Vin Santo. Sulla degustazione mi astengo, sapete bene che non bevo, ma il gruppo ha assaggiato curioso e soddisfatto ed è presto passato agli acquisti.
Infine scopriamo Cremona al tramonto, facciamo due passi in Piazza del Duomo dove c’è musica e tanta gente seduta ai caffè. Proprio una bella città piena di giovani, giovani ad ogni angolo e ad ogni locale.
Noi ceniamo all’Osteria La Sosta, a due passi dalla piazza. Qui apprezzo in particolare la parmigiana di melanzane con ziti corti con mozzarella, pomodoro fresco e basilico. Poi è la volta del risotto con zizzania selvatica, fiori di zucca e polpa di rane: è più forte di me, non ce l’ho fatta. Le rane proprio non mi vanno giù! Ma in generale consiglio anche questo posto: se siete in zona provatelo anche per la simpatia della padrona, aspetto da non sottovalutare mai.
Terminiamo la serata tra le vie di Cremona, estremamente bella anche di notte e, nonostante sia in Lombardia, si sente l’aria da tipica cittadina emiliana (siamo sul confine): sono queste le città che piacciono a me. Il Duomo illuminato e tutta la piazza mi ricordano molto la mia bella Bologna.
Trascorriamo la seconda notte al tranquillo Borgo di Rivalta e ci svegliamo che è una tiepida domenica di primavera. La nostra ultima tappa di questo week-end tra le colline del Piacentino è un delizioso borgo medioevale in Val d’Arda, a 30 km da Piacenza: Castell’Arquato.
Curiosiamo tra le vie del borgo fino a raggiungere il ristorante che ospiterà i nostri saluti: il Maps. “Ci tocca” assaggiare ancora un fantastico antipasto di salumi (coppa, salame, prosciutto crudo); poi arrivano delle orecchiette al pesto gentile e frutti di mare e dei fusilli bucati al sugo di melanzane, pomodori di Pachino e grana padano. E ancora, sembra Capodanno ma non lo è: risotto al radicchio rosso, Gotturnio e grana; infine guanciale di vitello stufato al Monterosso e dei fantastici pisarei e fasò, tipico piatto povero della tradizione piacentina, che altro non sono che degli gnocchetti di farina e pangrattato conditi con fagioli, lardo, cipolla e pomodoro.
Insomma, un altro locale da segnarvi in agenda quando passerete di qui!
Questa è stata sicuramente una delle tappe che ho amato di più: sarà che l’Emilia ce l’ho nel cuore, sarà che agli affettati non ho mai detto di no, sarà anche che mangiare e mangiar bene è una delle cose più belle della vita. E in Italia è facile che capiti!


Salutiamo Castell’Arquato, è tempo di ritornare.
Ma la malinconia passa pensando che alla prossima tappa si va tra le vigne di Valdobbiadene e a Venezia!

Questa era la quarta, qui trovate le altre tappe della mia Italia enogastronomica.
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4 Commenti su Piacentino, prosciutto a gogò

  1. Avatar
    Silvia
    16/12/2012 alle 14:41 (7 anni fa)

    This is not Milan, Marco. 😉
    This is Emilia Romagna, near Piacenza.
    And in shot number 7 there is Duomo of Cremona.
    Thank you anyway!

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  2. Avatar
    Marco Alpha
    16/12/2012 alle 14:39 (7 anni fa)

    Hey Silvia,
    Wonderful shots of Milano. Great to see the famous building in shot 7.
    The food looks delicious. Very well done!!

    Many greetings,
    Marco

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    Patrick
    13/12/2012 alle 18:44 (7 anni fa)

    Che bello, è una zona che conosco poco che forse dovrei approfondire.

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  4. Avatar
    Lallabel
    13/12/2012 alle 12:16 (7 anni fa)

    E io come potrei darti torto? Questi sono i miei sapori 🙂
    Che bella tappa la tua, lo credo che ti è rimasta nel cuore!

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