Quando Bologna vuol dire casa

Bologna è stata casa mia.
Sapete come ci si sente quando non si vede una vecchia amica per tanti anni? Accorgervi di essere cambiati, cresciuti, aver fatto tante esperienze dall’ultima volta che l’avete vista.

Ecco: appena arrivata in città a metà novembre, mentre passeggiavo sotto ai portici insieme a Sara (blogger insieme a me per il progetto Social MediaFree Trip con Bologna Welcome, l’ente del turismo) la mia mente era divisa in due: da un lato stavo rivedendo un’amica che non vedevo da circa 6 mesi, dall’altro una che non vedevo da ben 5 anni. Una era Sara, l’altra era Bologna.

Vivere la mia città da turista è una cosa che non avevo mai fatto, in tre anni di vita universitaria.

BOLOGNA IN DUE GIORNI

Sono salita sulla Torre degli Asinelli per la terza volta: 498 gradini per abbracciare con lo sguardo Bologna fin sulle colline.

Ho ascoltato musica al Museo della Musica, ho assaggiato un gelato alle mandorle da urlo anche se fuori, davanti alla Sorbetteria Castiglione, la pioggia novembrina cadeva lieve.

Dormivamo ai Met’s Apartments (Hotel Metropolitan) in una traversa di Via Indipendenza, davvero a 5 minuti da Piazza Maggiore: il nostro appartamento era comodissimo e minimal chic. Da qui spostarsi a piedi è l’ideale.

In citta c’era il Jazz Festival: alla sera le note di un sax hanno accompagnato una gustosa cena alla Cantina Bentivoglio, in Via Mascarella, la via dove andavo a seguire un paio di corsi. Dopo cena d’obbligo un giro nella zona universitaria bolognese per eccellenza, Via Zamboni: quanti, quanti ricordi. Una città in cui hai così tanti ricordi è una città che non vedrai mai in cattiva luce: qualunque cosa accada lei sarà sempre la città dei miei 20 anni.

LA CHICCA

Oltre ad un tour a piedi nel centro città con una guida turistica, ho apprezzato molto il tour delle botteghe artigiane, sempre dentro alle mura.

Quattro botteghe ci hanno aperto i loro battenti e raccontato la loro arte: la prima è la calzoleria Peron e Peron, vicino alla Chiesa di San Francesco, dove producono scarpe su misura da 45 anni. I prezzi sono assolutamente proibitivi, ovviamente, ma si sa: l’arte manifatturiera ha il suo valore.

La seconda è la Cremeria San Franscesco, dove assaggiamo il secondo gelato del week-end; la terza è la più antica bottega di vetrate artistiche di Bologna, lo Studio Fenice. Marito e moglie hanno dedicato la propria vita a questa antichissima arte, la lavorazione del vetro ed il suo restauro, come hanno fatto con la famosa Basilica di Santa Croce a Firenze.

Infine, abbiamo visitato il laboratorio di argento di Claudia Zamboni; non ha un negozio né altro: per farsi conoscere usa solo il passaparola. Lei va di sbalzo e cesello: così crea piccoli gioielli in miniatura, pezzi unici lavorati con le mani, la testa e il cuore. Un appassionante lavoro che svolge da 26 anni anche grazie all’amore trasmesso dal padre. Un tour singolare, diverso dal solito, che permette di conoscere gli antichi mestieri di una città che non si lascia scappare il proprio passato. 

DI QUESTA BOLOGNA RICORDERÓ

 

Il sapore puro delle tagliatelle al ragù del ristorante Teresina in Via Oberdan e i tortellini di carne in brodo con culaccia di Parma e pan brioche del ristorante Caminetto D’oro.

Il profumo di cioccolato delle bancarelle in Piazza Maggiore in occasione del Cioccoshow, kermesse che ogni anno supera se stessa.

La quantità di personaggi bolognesi che hanno fatto l’arte, la cultura e la storia d’Italia, scoperti al Museo della Storia di Bologna. E il brunch domenicale poco prima di ripartire verso casa…

Un ultimo saluto a Via Pescherie Vecchie, a Via Clavature e Via Craparie per portarmi a casa un po’ di sapori bolognesi: le gastronomie qui mi hanno sempre, e dico sempre, fatta sentire a casa. Fin dal primo giorno in cui venni qui ad iscrivermi alla facoltà di lettere.
Con quei tortellini gialli gialli che non puoi non portarti a casa…

Ci sono città che non vogliono andarsene dai nostri cuori: ecco perché rivedere Bologna dopo 5 anni, per me, non è stato poi così banale.

Le emozioni che regala il rivedere una vecchia amica sono sempre le migliori: e non importa quanto tu sia cambiata. Lei sarà sempre lì ad aspettarti, a ricordarti com’eri tu e com’è ancora lei.

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2 Commenti su Quando Bologna vuol dire casa

  1. Scarabocchio Girl
    04/12/2013 alle 23:08 (4 anni fa)

    Grazie per queste belle parole spese per la mia città natale, quella dove sono cresciuta e ho vissuto fino ai 24 anni, quella dove ho studiato, quella dove si prendeva la birra e la si andava a bere in Piazza Santo Stefano. È quella dei portici dove ripararti quando piove, del gelato di Gianni, dell'Irish Pub in Via Zamboni o delle Scuderie in Piazza Verdi. E anche se vivo a 300 km da lei, e la rivedo due volte all'anno, mi ci perdo più che posso…ah, la nostra cara vecchia amica!

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  2. Marika
    04/12/2013 alle 13:30 (4 anni fa)

    Che belle foto! A Bologna sono stata una sola volta e mi è piaciuta moltissimo 🙂

    Marika

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