La mia vita appesa a un filo. Anzi, tanti.

Detto così sembra un racconto drammatico, ma mi piaceva l’idea di un titolo che attirasse del tutto la vostra attenzione. 😉
È successo che ho potuto realizzare un sogno e oggi voglio raccontarvelo…
Vi ho raccontato recentemente che cos’è Sportboom e che avrei fatto parapendio presso il Club di volo Cavallaria a Lessolo, nel Canavese (precisamente in Valchiusella, a due passi dalla Valle d’Aosta e a pochi km da casa mia, Biella).
E quindi niente, mi sono buttata insieme a Claudio, istruttore di parapendio da 27 anni (sì, dall’86, quando sono nata io), e devo ringraziarlo infinitamente perchè se il mio volo è stato semplicemente perfetto è grazie a lui.
 
In quel momento, e non esagero, la mia vita era appesa a dei fili ed era nelle sue mani, oltre che in quelle del vento. So bene che tutto avviene in sicurezza, ma quando sei a 1.200 metri dal suolo… certi pensieri ti vengono. Eccome se ti vengono.
Ma andiamo per ordine.
Praticamente volare qui significa volare in uno dei migliori centri di parapendio del nord Italia, il dislivello è infatti di ben 1.200 metri (si parte dal monte Cavallaria a 1.400 metri e si atterra in pianura, a 200 metri di altezza).
Durante il tragitto dal campo base al punto di lancio, percorso in mezz’oretta buona in pullmino, hai tutto il tempo per scoprire il mondo del volo grazie alle chiacchiere con gli istruttori. Nicola, siciliano di origine, mi spiega tutto soddisfatto che questo è davvero uno dei luoghi migliori per fare questo sport: facile capire perchè. Da lassù si vede tutto il Canavese, la Serra, l’inizio della Valle d’Aosta, la regione dei laghi (Sirio, Viverone e tutti gli altri più piccoli intorno a Montalto Dora) e, nei giorni limpidi, perfino il Monviso e Superga, a Torino.
Arrivati in cima si assiste ai lanci altrui e si osserva ciò che ti aspetta. Tanto poi quando sei lì viene naturale, ti dicono. Ti danno la GoPro, impari a usarla e cerchi di restare rilassata mentre ti agganciano all’imbragatura e al parapendio. Pensi che ormai ci sei, tanto vale farlo e non pensarci più. Sei tu che volevi volare, per cui non è il momento di avere paura.
Sono lì, pronta per partire: Claudio mi dice di camminare in avanti, ma al primo tentativo non riusciamo. Al secondo invece sì e mi accorgo di avere ancora i piedi che corrono mentre ci stacchiamo da terra e lui urla qualcosa che ora non ricordo, sono in uno stato indefinito di stupore e meraviglia.
Sto volando! Sono seduta sul mio seggiolino, appesa a delle corde e a un parapendio spinto dal vento. Sotto di noi gli alberi, le baite, le mucche che alzano la testa e ci guardano (credo di non essermelo sognata).
Giriamo e durante le curve intravedo la pista di lancio da cui parte la mia amica. Poi ci salutiamo in volo e infine prendo possesso della GoPro, cerco di immortalare qualcosa per voi e per i posteri, che il momento è solenne.
Praticamente i primi 3 minuti sono più concentrata sull’inquadrare bene con l’obbiettivo che con i miei occhi. Per fortuna Claudio, non particolarmente amante della tecnologia, mi riporta in carreggiata. Decido di fare riprese più o meno statiche e godermi l’esperienza sul serio. Con i miei occhi, con la mia testa e soprattutto con il mio cuore.
Claudio mi dice anche una cosa bellissima: il volo è come la vita, non devi affrontarlo in modo rigido, sciogliti e sarai pronta agli avventimenti, a reagire velocemente e ad accoglierlo. Mentre lo dice già so che avrei riportato qui la sua frase.
Poi ha il tatto di chiedermi se voglio altre informazioni tecniche sul volo oppure preferisco stare in silenzio. Così per 5 minuti non diciamo una parola.
Solo il vento e le mie gambe a penzoloni, solo l’ombra di noi che scorre veloce sulla montagna e poi sulla pianura e poi sul fiume.
Poi ho lasciato la presa, ho allargato le braccia e ho guardato davanti a me, vedevo solo la linea dell’orizzonte: non c’era più nessuna imbragatura, nessuna telecamera e nessun altro. E ho pensato: ora sto volando davvero.
In quel momento la bambina di 5 anni che c’è in me stava davvero toccando il cielo con un dito, perchè in quel cielo c’era in mezzo, c’era proprio dentro.
Ed è stato un attimo intenso ma brevissimo, perchè poi abbiamo iniziato a volteggiare e ho provato anche a guidare. Un consiglio: se in questi momenti di sbalzi sentite una leggera nausea, tranquillizzatevi. Tutto psicologico. Basta rilassarsi, non pensarci, sorridere e guardare lontano, senza focalizzarsi su quanto si muove il mondo sotto a noi. Poi passa in un attimo, davvero.
Claudio è stato perfetto, silezioso e loquace al punto giusto, ha capito i miei spazi e i miei tempi. Credo sia fondamentale volare con una persona che sa farti sentire a tuo agio, in una situazione così.
Prima di atterrare vi ricordo che tutto questo è stato possibile grazie a Sportboom: sono felice di averlo scoperto e ho già in mente la prossima esperienza sportiva che voglio fare.
L’atterraggio è stato divertente per chi mi ha vista: un sacco di patate sarebbe atterrato meglio, ma questi sono dettagli. 😉
Volate, gente, volate. E realizzate i vostri sogni, sempre!

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12 Commenti su La mia vita appesa a un filo. Anzi, tanti.

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    Silvia Cartotto
    06/08/2014 alle 22:43 (5 anni fa)

    Grazie Cristina. Mai dire mai, anche io non pensavo proprio che avrei volato così…

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  2. Avatar
    E.
    25/06/2014 alle 20:31 (5 anni fa)

    Ma che figata! Anche io lo voglio fare, prima o poi 🙂

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    Debora Caia
    24/06/2014 alle 22:51 (5 anni fa)

    che coraggio!! io avrei tantissima paura 🙂

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    Cristina
    24/06/2014 alle 10:02 (5 anni fa)

    Ma che bella esperienza, l'hai raccontata davvero in modo emozionale. Non credo farò mai una cosa del genere, ma è stato bello viverla attraverso le tue parole, i tuoi occhi e, appunto, le tue emozioni.

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