Viaggio in India da Delhi a Varanasi per ritrovare un contatto con se stessi

donne a Varanasi

Nella vita di chiunque ci sono momenti in cui si perde un po’ l’essenza della realtà delle cose e si va in crisi con il proprio io più profondo.

Se state attraversando anche voi un periodo simile, se sentite che la vostra vita sta prendendo una strada che non vi piace, se siete sempre arrabbiate senza nemmeno un motivo o insoddisfatte sebbene possediate le cose necessarie per condurre un’esistenza serena, se non trovate risposte al vostro malessere, allora forse è arrivato il momento di provare a ristabilire il contatto con voi stesse.
Potete anche pensare ad un percorso di psicoterapia, ma un altro suggerimento (ovviamente uno non esclude l’altro) è partire!
Se devo consigliarvi una destinazione per la cura dell’anima credo che l’ideale sia un viaggio in India, una terra mistica, magica, dove incontrerete donne sorridenti in abiti coloratissimi e bambini senza nulla ma pieni di voglia di vivere.

India: un viaggio per ritrovare se stessi

L’itinerario che vi suggerisco è quello che ho fatto io in 12 giorni, partendo da Delhi per arrivare fino a Varanasi, ma se avete più tempo a disposizione potrete decidere di allungare il vostro soggiorno raggiungendo uno dei tanti ashram presenti nel Paese dove tra meditazione, yoga ed esercizi spirituali è possibile ristabilire un contatto con sé stessi.

strade indiane persone indiane

Lungo le strade

Ritengo che in ogni viaggio le diverse destinazioni siano importanti e rappresentino la base di un itinerario; credo però che al di là delle città, dei monumenti, delle attrazioni storiche o dei paesaggi una grossa percentuale del vero viaggio sia ciò che vediamo con i nostri occhi quando a piedi, seduti su un treno o su un bus percorriamo le strade.

In India più che mai la gente e gli animali vivono all’esterno, ecco perché le strade sono qualcosa da osservare con lo stesso interesse di come si guarda un quadro, una struttura religiosa o una città. Bisogna imparare perciò a considerare i lunghi tragitti come l’essenza del viaggio soprattutto in India dove nei km tra una destinazione e l’altra c’è la vita!

Delhi

Delhi

Il mio viaggio in India è iniziato a Delhi, la grande e caotica capitale, il cui maggior ricordo è rappresentato dal frastuono dei clacson, dal traffico infernale e dalla moltitudine di gente riversa per le strade.

Qui dal finestrino del mio bus ho visto la mia prima mucca comodamente sdraiata tra le auto in mezzo alla strada, il corpo di un uomo coperto da un lenzuolo bianco sul ciglio della carreggiata che attendeva probabilmente di essere portato via, ma ho anche incrociato il mio sguardo con quello di una meravigliosa donna sorridente, il primo di una lunga serie: la vita e la morte, questo è stato l’impatto con il Paese, un impatto che inevitabilmente fa entrare in contatto con se stessi.
Se vi fermerete a Delhi non potete perdervi la visita della Moschea Jama Masjid, la più grande dell’India, ma informatevi bene sugli orari perché durante la preghiera l’ingresso è vietato ai turisti. Purtroppo io ho potuto solo ammirarla dall’esterno ascoltando il canto del muezzin seduta su un gradino, cercando di essere trascinata dalla magia del luogo.
L’altra tappa da mettere in nota è il Red Fort, nella parte vecchia della città, a 15 minuti a piedi dalla moschea; per visitarlo ci vuole molto tempo a disposizione e se non lo avete concedetevi almeno una passeggiata lungo le mura dove potrete farvi un’idea dello splendore dell’antico impero moghul.
Un monumento, poi, semplice ma dall’immenso significato è il Raj Ghat, una piattaforma nera di marmo che segna il punto in cui fu cremato il Mahatma Gandhi, uomo simbolo dell’India.

Jaipur Palazzo dei venti

Jaipur

La seconda tappa del mio viaggio da Delhi a Varanasi è Jaipur, la città rosa, capitale del Rajestan ed unica destinazione di questa regione.
Vi consiglio di iniziare la giornata molto presto dirigendovi subito all’Amber Fort nei dintorni della città, perché la luce delle prime ore del mattino regala al maestoso palazzo–fortezza dei colori splendidi. Prendetevi un po’ di tempo per visitare questo sito storico arroccato sul fianco roccioso di una montagna, girate la parte interna e ascoltate il silenzio interrotto solo dal rumore provocato da donne elegantissime che spazzano i porticati del forte.
Prima di tornare nel caos cittadino fermatevi al Jal Mahal, il palazzo sommerso dall’acqua e chiuso al pubblico da ammirare dalle sponde del lago.
Una volta tornati nella parte storica perdetevi nell’immenso City Palace tra cortili, giardini e sale e poi a piedi spostatevi al vicino Hawa Mahal soprannominato Palazzo dei venti, un meraviglioso palazzo di cinque piani lavorato a nido d’ape e costruito per permettere alle donne del maharaja di vedere dalle finestre la vita che si svolgeva in città.

Balaji

Balaji

Nel mio viaggio in India il luogo che più mi ha toccato e lasciata esterrefatta, insieme a Varanasi, è questo minuscolo centro, Balaji, sulla strada da Jaipur ad Agra. Avevo deciso di fermarmi perché era martedì, giorno in cui si svolgono gli esorcismi nel tempio dedicato a questi riti (insieme al sabato).
Già lungo la strada che conduceva alla via centrale mi sono ritrovata a camminare tra miriadi di persone che nonostante pioggia e fango correvano a piedi nudi per raggiungere il prima possibile il tempio.

Ho seguito la folla tra uomini, donne, bambini ed animali rapita da quest’atmosfera assurda e surreale fino ad arrivare all’esterno del tempio dove i fedeli in fila tra le transenne attendevano il turno per entrare ed accompagnare i loro cari posseduti dagli spiriti, in attesa di essere liberati tramite preghiere e riti. Solo i fedeli possono entrare, io ho potuto guardare e vivere questa atmosfera mistica e a tratti spirituale dall’esterno: donne con in mano il riso da offrire avvolte in coloratissimi sari, mucche addobbate a festa, bimbi alla ricerca di un’offerta e santoni hindu che recitavano mantra in ogni luogo.
Dopo qualche minuto si sente il bisogno di scappare da questa realtà ipnotizzante che di sicuro però è un momento importante in un viaggio così profondo.

Taj Mahal

Agra

Questa tappa è imperdibile se volete ammirare la bellezza del Taj Mahal: entrate in questo maestoso edificio commissionato da un uomo che voleva commemorare la sua terza moglie morta durante il parto del quattordicesimo figlio, e respirate l’amore pure ed infinito che talvolta lega gli individui.
Arrivate all’alba e camminate da sole perdendovi tra i giardini, le fontane e il mausoleo; quando arriveranno le orde di turisti tornate in città e bevetevi un the caldo seduti sulla terrazza del Saniya Palace Hotel, da dove si gode un’ottima visuale del Taj Mahal. Poi dirigetevi all’Agra Fort che oltre ad essere una delle fortezze moghul più belle dell’India è anche una postazione perfetta per fotografare il Taj.

mercati indiani

Orcha

Uno storico villaggio sulle rive di un fiume dove la mattina e la sera è facile avvistare uomini che si lavano e donne che fanno il bucato; qui l’atmosfera è rilassata ma sempre molto spirituale ed è il posto ideale per riposarsi un attimo dal caos delle città e tentare un contatto con se stessi, magari con un po’ di yoga o meditazione.
Il nome Orcha significa “luogo nascosto” ed infatti è un posto piuttosto defilato, poco turistico, dove nei mercati e nelle piazze si espone solo frutta fresca, fiori da offrire al tempio e tinture colorate per stoffe.
Da non perdere la visita al Tempio di Rama durante la cerimonia serale, sedetevi per terra ad osservare i fedeli che pregano e venerano una statua che all’improvviso viene tolta e nascosta sancendo la fine del rito. Da qui poi spostatevi nella vicina Khajuraho, famosa per il suo complesso di templi ricchi di sculture erotiche.

GhatVaranasi

Varanasi

Senza nulla togliere a tutto il resto, l’antica Benares rappresenta l’essenza di questo viaggio in India ed è sicuramente il posto che mi è rimasto più nel cuore, quello dove mi sono sentita più me stessa e dove nonostante la forte spiritualità legata anche alla morte mi sono sentita davvero viva.
Varanasi può essere il paradiso ma se poi ti soffermi al caos, alla sporcizia ed agli odori talmente intensi da poterti provocare conati di vomito, puoi credere di essere all’inferno.
Se arrivate fino a qui, però, il mio consiglio è vivere questo luogo ad ogni ora, lasciandovi trasportare dalle situazioni e non contrastandole.
Uscite presto la mattina ed osservate la città che si sveglia; raggiungete i ghat (le scalinate che scendono verso l’acqua) e fatevi catturare da tutto ciò che i vostri occhi scorgeranno.
A quest’ora la nebbia si alza sul Gange lasciando spazio piano piano ai raggi del sole, qualcuno prega, qualcuno fa esercizi di yoga ma c’è anche chi si lava o fa il bucato. La gente è composta, silenziosa e sembra non accorgersi di nulla.
Salite su una barca e concedetevi la vista della città vecchia dal fiume, guardate il ghat Marnikanika, uno di quelli dove a qualunque ora del giorno e della notte bruciano i corpi dei defunti le cui ceneri vengono poi gettate nel Gange, e lasciatevi sopraffare da ciò che vi circonda: sarà un toccasana per la vostra psiche.
Quando scenderete dall’imbarcazione la città si sarà svegliata e i suoni, gli odori e la moltitudine di gente vi travolgerà; visitate la moschea, concedetevi una buona colazione sulla terrazza di qualche hotel (vi consiglio l’Alka Hotel e l’hotel Ganges View), passeggiate tra i vari ghat, entrate e fate un’offerta al Golden Temple e poi fate un po’ di shopping nella zona dei negozi di seta e nei mercati di spezie.
Al tramonto non perdetevi la puja, ovvero la preghiera serale: il modo migliore per non restare intrappolati tra la folla è salire nuovamente su una barca per poter assistere alla cerimonia da qui. Sarete affiancati da molte altre imbarcazioni di turisti e fedeli, ma almeno vedrete qualcosa, anche se ciò che colpisce maggiormente è il forte rumore provocato dalle campane e i mantra ripetuti in coro da migliaia di persone.

Varanasi

Qualche suggerimento

Ed infine, se credete che un viaggio in India possa essere una “medicina” per ristabilire il contatto con voi stesse, o se semplicemente siete incuriosite da questo Paese ecco alcuni consigli che mi sento di darvi:

  • L’India o la ami o la odi, difficilmente la guardi con indifferenza! Durante il viaggio, però, non contrastate mai le sensazioni che emergeranno, piuttosto vivetele e se poi non vi sarà piaciuta avrete imparato comunque qualcosa!
  • Se potete, organizzate di venire durante il nostro inverno o ancora meglio nella nostra primavera e in autunno: eviterete il caldo umido ed i monsoni presenti da giugno a settembre e con le temperature più miti gli odori saranno meno forti.
  • Durante il viaggio vi capiterà di incontrare sempre chi vi chiederà l’elemosina, ricordatevi che non potete aiutare tutti: per me il gesto più bello è andare al ristorante, ordinare un pasto in più e portarlo alla prima persona che si incontra quando si esce. Non aiuterete l’India o la fame nel mondo, ma aiuterete una persona, voi stessi ed imparerete ad apprezzare tutto ciò che avete!
  • Quando riuscite, prendete i mezzi locali, treni, bus, tuk tuk: il più delle volte sarete scomodi, suderete, puzzerete ma il sorriso della gente e la possibilità di parlare con qualcuno vi farà scordare odori, caldo e tutto il resto.
  • Se siete donne e viaggiate sole o tra amiche fate sempre attenzione; evitate i luoghi bui e poco frequentati, piuttosto affidatevi ad una guida locale, chiedete negli hotel e sapranno aiutarvi. La sicurezza prima di tutto!
  • Ricordate: in India la vacca è sacra! Le incontrerete ovunque, nei templi, sul fiume, in mezzo alla strada… abbiate pazienza quando attraversa o vi intralcia, in fondo ha un muso così dolce! 😉

mucche indiane


Articolo di Biancamaria FracasMind Specialist per il Club delle ragazze con la valigia

Psicologa clinica che è riuscita a trasformare la passione per i viaggi e la scrittura in un secondo lavoro collaborando con riviste, siti web e associazioni turistiche: passionale, idealista ma spesso costretta a tenere i piedi a terra per evitare delusioni. Nel nostro Pink Club cura la rubrica “I viaggi della mente”.

Biancamaria Fracas



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