Fare la ragazza alla pari in Irlanda

Se la vostra passione sono i bambini e vivere all’estero, una buona soluzione per passare alcuni mesi in un paese straniero potrebbe essere quello di fare la ragazza alla pari.

Oggi vi racconto della mia esperienza come ragazza alla pari in Irlanda, dove ho passato 3 mesi fantastici tra il verde, l’odore della pioggia e le antiche rovine celtiche.

Ho vissuto in una famiglia autoctona, ho mangiato con loro ed ho partecipato a tutte le attività famigliari. In pratica ero una sorella maggiore, che aiutava i più piccoli a fare i compiti e preparava loro da mangiare.

Avevo 16 anni, era l’estate tra il terzo e il quarto liceo. Volevo lavorare, ma non avevo voglia di rimanere a casa… Quella è stata la prima volta che ho preso le mie valige e sono partita da sola per 3 mesi.

Fare la ragazza alla pari in Irlanda: la mia esperienza

fare la ragazza alla pari in Irlanda

Perché l’Irlanda?

Irlanda

Quando l’ho fatto io per la prima volta, qui in Italia il concetto di “ragazza alla pari” era ancora poco conosciuto, ma su Internet si trovavano già un sacco di informazioni.

Dopo un’accurata ricerca, mi sono servita di un sito chiamato aupairworld.com, una piattaforma online su cui era possibile registrarsi, raccontare qualcosa di sé e contattare delle famiglie.

Io ero sicura di voler andare in UK, visto che l’inglese era l’unica lingua con cui mi sentivo a mio agio, e spulciando tra i profili delle famiglie attive mi ero innamorata di una in particolare, i Boyhan. Erano irlandesi, li ho contattati e loro mi hanno risposto positivamente. Mi sono accordata per email con la madre e, non appena la scuola è finita, ho preso un aereo e sono volata a Dublino.

Con le sue giornate dense di pioggia, l’Irlanda non è certo il paese in cui passare un’estate al mare, ma se siete delle appassionate di cultura celtica come me, è il posto ideale.

cultura celtica

La famiglia

I Boyhan erano perfetti per lavorare come ragazza alla pari e la loro famiglia era composta dai genitori, Eithne e Peter, Zoey di 13 anni, Amy di 11, Declan di 6 e Granny Phil, la nonna. Senza contare Chappy e Tiny, i due cagnolini, e il numero imprecisato di zii e cugini che venivano a trovarci ogni giorno (Eithne, la madre, aveva nove fratelli).

Abitavano a Ballinabracky, un paesino nella periferia di Dublino. Era uno di quei villaggi di campagna in cui tutti hanno un cane, un giardino e, chissà perché, questa strana abitudine di tenere nell’ingresso una fotografia della propria casa scattata dall’alto.

au pair

Oltre alla chiesa, il cimitero, la scuola e un emporio, non c’era molto altro e, anche se per fare la spesa bisognava andare in una delle città vicine, tutto il resto era a portata di bicicletta.

Il mio compito era quello di preparare da mangiare ai ragazzi e di passare del tempo con loro quando i genitori erano al lavoro, ma dato che Zoey e Amy erano abbastanza grandi, io stavo quasi sempre con Declan. Insieme giocavamo, disegnavamo e facevamo lunghe passeggiate in campagna.



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Gli ultimi giorni

Fare la ragazza alla pari è stato bellissimo, l’unico problema è che queste esperienze terminano sempre prima di quanto ti aspetti.

Comunque ho imparato tanto sulla cultura locale, dalla musica tipica ai primi rudimenti del gaelico. Io gli ho insegnato a cucinare la pasta e loro hanno insegnato a me un sacco di legende classiche della loro tradizione.

Separarsi da qualcuno con cui hai convissuto per dei mesi non è facile, specie se sei stato parte integrante della famiglia in questo modo.

Hanno organizzato una grande festa in pieno stile irish per salutarmi e, visto che ho un animo romantico, ho lasciato ad ognuno dei bambini una piccola letterina personalizzata in cui gli spiegavo quanto mi sarebbero mancati.

Fortunatamente ancora ci sentiamo (ah, la tecnologia!) e io so che, se dovessi tornare a Ballinabracky, avrò sempre una seconda famiglia lì ad accogliermi!

au pair girl in Ireland


Articolo di Rachele FaggianiExpat Specialist del Club delle ragazze con la valigia

Rachele viaggia… da quando è nata! Le piace vivere all’estero per capire meglio le nuove culture e i piatti tipici, e se non è in viaggio ne ha sicuramente uno in preparazione.

Rachele Faggiani

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