Vivere in Africa e rimettersi in gioco

04″E se andassimo a vivere in Africa?” – mi ha chiesto mio marito una sera.
“Stai scherzando, vero?” – dico mentre in mezzo secondo visualizzo il mio lavoro, la casa nuova a Milano e un mucchio di altre cose.

No, non scherzava. Aveva ricevuto un’offerta in Congo Brazzaville.
E così ho fatto le valigie. Perché amo l’avventura e, in fin dei conti, Milano non mi è mai piaciuta.

Tutto questo succedeva poco più di tre anni fa. Da allora il continente nero è casa nostra. Abbiamo vissuto prima a Pointe Noire, in Congo, e poi a Luanda, Angola, dove abitiamo tuttora. Nel mezzo, tanti viaggi che ci hanno portato sulle dune rosse della Namibia, tra gli elefanti del Botswana, lungo l’oceano tumultuoso del Sudafrica e le spiagge delle Seychelles, in volo sulle cascate dello Zimbabwe e in jeep in Tanzania, sulle tracce della grande migrazione.

E vivere in Africa è diventato naturale, o quasi.

vivere in Africa: Congo

È una vita colorata: le insegne dei negozi – che spesso non sono altro che container riadattati – dipinte a mano, gli abiti psichedelici della gente, le papaye, gli ananas e i manghi in vendita lungo la strada, le palme e i baobab che punteggiano il paesaggio e, soprattutto, quel sole immenso, rosso e infuocato come in nessun’altra parte del mondo.

È una vita movimentata: la quantità di gente che si sposta a piedi – piedi polverosi, spesso nudi – è impressionante. Quasi nessuno usa le bici e l’auto è un privilegio di pochi. Così tutti camminano: operai con i ferri del mestiere, venditrici ambulanti, studenti, donne con le borse della spesa sulla testa e i bambini legati al dorso. Ciascuna di queste persone, prima di essere quello che è, è un marciatore infaticabile. Ma se proprio i piedi non reggono più, allora si può salire su di un cadongueiro, uno di quei pazzi pulmini bianchi e blu che corrono a velocità folli trasportando così tante persone che potrebbero entrare senza problemi nel Guinnes dei primati.

È una vita semplice: vivere in Africa significa sentire risate che fanno venire voglia di ridere, significa conoscere persone che, nonostante le avversità, mostrano sempre una grande, grandissima voglia di andare avanti.

Luanda, Africa

E poi, certo, c’è l’aspetto meno piacevole

Troppo facile trascorrere due settimane tra Kruger e Cape Town e dire “ahhhh, che bella l’Africa”. La “mia” non è l’Africa dei safari. Vivo e ho vissuto in luoghi esclusi dai principali circuiti turistici che, di conseguenza, nulla hanno a che vedere con l’ideale romantico che tanti hanno di questo continente.

La realtà di tante città africane, Pointe Noire e Luanda in primis, è fatta di sporcizia, di immense discariche a cielo aperto dove pasteggiano ratti e cani randagi e, appena poco più in là, giocano bambini vestiti di stracci. È fatta di strade che fino a pochi anni fa erano teatro di atroci guerre civili. Strade in cui è sconsigliato gironzolare da soli e, infatti, qui a Luanda non posso muovermi senza un autista: la criminalità è troppo alta. Strade in cui cerchi di coprirti più che puoi anche se fa caldo, perché la malaria è una minaccia reale e costante.

Per questo ho un rapporto di amore e odio con questo continente, perché vivere in Africa è un’esperienza che ti mette alla prova, ti fa arrabbiare, persino piangere a volte. Ti porta inevitabilmente a rivedere le tue certezze, le tue abitudini, la maniera che hai di rapportarti con la gente… Ogni giorno è un giorno di compromessi ma anche – e soprattutto – di insegnamenti.

fiume Congo

La prima, primissima cosa che ho imparato è stata rimettermi in gioco.

Io che ero consulente di comunicazione mi sono cimentata con l’insegnamento dell’inglese, con il volontariato, con lo studio di nuove lingue straniere (ora è la volta del portoghese!). Ma ho sempre cercato di mantenere fede alle mie passioni più grandi: il viaggio e la scrittura.

E saranno proprio queste le due passioni che cercherò di coniugare in questo spazio del Pink Club, raccontandovi cosa significa vivere in Africa e portandovi in giro per questo continente tanto struggente quanto affascinante.

Baobab in Luanda

Alla prossima!


Articolo di Cristina ArborioAfrica Lover del Club delle ragazze con la valigia

Piemontese DOC, expat prima a Londra e oggi in Africa. Parla (quasi) cinque lingue, ama i Labrador e i viaggi on the road ma odia guidare. La patente? È chiusa in un cassetto insieme a tanti sogni. Il suo blog di viaggi è Drive My Car.

Africa Lover



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