5 libri per comprendere, esplorare e amare perdutamente il Giappone

I kimono neri broccati d’oro che volteggiano nei quartieri silenziosi di Kyoto.

Il tempio di Horyu-ji, dove il sacro si sposa con il mistero, e l’antichità si forgia di maestosità.

Un giorno di pioggia che rende più vivido il colore dei pini, dei grappoli di glicine e dei ciliegi in fiore.

Il bosco di Nara, immenso.

Sei corsie di traffico per raggiungere il centro di Tokyo e la sua perfetta armonia rumorosa.

Il Palazzo Imperiale, custode di una dinastia antichissima, millenaria, invincibile.

Per approcciarsi a tutte queste meravigliose contraddizioni, occorre avvicinarsi in punta di piedi alla cultura giapponese, così profondamente diversa dal mondo occidentale, così fortemente custode dell’antico e aperta alle innovazioni.

5 libri ambientati in Giappone per prepararsi a un viaggio

Prima di un viaggio in Giappone, se un lettore vuole abituare la sua mente e il suo spirito a questo paese troppo ricco di tradizioni deve prepararsi attraverso la lettura di splendide storie/racconti/romanzi che ne evochino l’essenziale.

Cerchi infiniti, Viaggi in Giappone (di Cees Noteboom)

Cerchi infiniti

Cees Noteboom per quarant’anni ha girato il Giappone. Lo conosce come un romano da sette generazioni conosce Roma. Ha l’animo di un giornalista da strapazzo, la penna di uno scrittore raffinato, il cuore di un poeta malinconico ottocentesco ma, soprattutto, ha una sconfinata, irriducibile sete di conoscenza.

Il suo è un report che ci permette di scandagliare i luoghi più originali del Giappone, lontano dalla caotica Tokyo, e dai suoi adattamenti forzati – sebbene perfettamente riusciti – al mondo occidentale. Questo libro è un pozzo di idee, spunti e annotazioni in grado di appassionare i viaggiatori più impavidi, che poi sono quelli disposti a improvvisare.

Se avete in mente di visitare il Giappone da turisti, per il classico tour di 10/15 giorni divisi tra Tokyo e Kyoto, questo libro vi lascerà l’amaro in bocca. Se, invece, avete intenzione di scoperchiare un Giappone quasi scomparso, quasi impenetrabile, che poi è quella piccola parte “pura”, ma atavica e insostituibile, di un mondo diverso, dovete assolutamente leggere Noteboom.

Solo attraverso i boschi, i monasteri più sconosciuti, le feste dei pescatori in luoghi remoti e semi-sconosciuti, solo perdendovi insieme all’autore nei suoi momenti di disorientamento, forse, un pochino, vi accosterete al nocciolo di un Giappone ormai imperscrutabile.

Norwegian Wood, Tokyo Blues (di Haruki Murakami)

Murakami

I romanzi giapponesi affascinano tanti lettori, i quali, però, finiscono per non capirli fino in fondo. Così come appare enigmatico il Giappone stesso. Per questo motivo bisogna leggere storie giapponesi capaci di spiegarci di disegnarci la sacralità di gesti, i segreti nascosti dietro le parole.

Certe cose si possono immaginare e comprendere veramente solo se ci si immedesima in chi agisce per ragioni a noi altrimenti inaccessibili. Il migliore approccio alla letteratura giapponese è la lettura di Murakami, uno degli scrittori, oggi, più acclamati dalla critica internazionale.

Sì, è vero, anche la sua scrittura lascia una sensazione di incompiutezza, di malinconia e di perplessità, ma è anche vero che le sue opere, in particolare Norwegian Wood Tokyo Blues, ci fanno comprendere, nel modo più immediato possibile, il senso di solitudine che si impadronisce della vita dei giapponesi.

Qui c’è tutto: i successi e gli insuccessi universitari, il voler essere “altro” rispetto a ciò che si è diventati, una vetta da raggiungere, l’inadeguatezza, l’urgenza di esprimersi e di essere se stessi, e soprattutto, l’incertezza dell’ (e sull’) amore.

Lo zen e la cerimonia del tè (di Kakuzo Okakura)

libri ambientati in Giappone

Quest’opera nasce nel 1906 dal genio di Kakuzo Okakura, un poeta, un artista, un sofisticato conoscitore dell’Oriente. Dietro la cerimonia del tè, un fondamentale pezzo della cultura giapponese, c’è una ragnatela di significati radicati che è doveroso apprendere se si vuole intraprendere un viaggio nella dimensione onirica, ma anche concreta, di questo misterioso paese.

Raccontata come fosse una storia, la cerimonia del tè consta di fasi e preparazioni che inevitabilmente, in modo ancestrale, condizionano la vita dei giapponesi. Come se l’uomo di oggi avesse come connaturate ed ormai innate, alcune movenze. Il portamento, il colore degli abiti, il modo di camminare dei giapponesi sono, per forza di cose, ereditati dai maestri del tè.

Pare che questi ultimi, imponendo nelle loro stanze del tè altissimi livelli di raffinatezza e di tenore artistico, abbiano addirittura influenzato l’architettura e lo stile delle ville e dei castelli imperiali costruiti a partire dal 1500. Del resto, come ricorda Okakura: “I maestri del tè ritenevano che l’autentica comprensione dell’arte fosse possibile solo per coloro che la considerano una forza capace di influire sulla vita.”

Bellezza e tristezza (di Yasunari Kawabata)

Bellezza e tristezza

Devo la conoscenza di questa immensa opera a Cees Noteboom che, in Cerchi infiniti, riporta il triste incipit magnetico di questo romanzo. Leggendolo, mi sono sentita catapultata nell’io più segreto di due persone incapaci di cancellarsi, perché troppo legate da una vecchia storia d’amore e di passione viscerale.

Come in tutte le storie complicate, c’è sempre un terzo personaggio pronto a incasinare un quadro già complesso. Il romanzo si evolve insieme alla crescita di questa terza persona, una donna che, per vendicare la sua amante, decide di rendere la vita del suo nemico in amore un vero inferno. Ci riuscirà, ma non senza un enorme sacrificio.

Un romanzo psicologico particolarmente aggrovigliato, intriso di sensualità, particolareggiato nelle descrizioni puntigliose degli ambienti, dei vestiti e dei gesti dei personaggi. Non è un caso che Yasunari Kawabata abbia vinto il Premio Nobel, se si pensa alla delicatezza con cui demolisce, in questo romanzo, l’irruenza egoistica delle pulsioni sessuali attraverso la grandezza di una morale giapponese di origine antichissima.

Il padiglione d’oro (di Yukio Mishima)

Il padiglione d'oro

Questo romanzo contiene tre elementi che l’hanno spinto in vetta alla classifica dei romanzi giapponesi che ogni lettore appassionato di letteratura orientale dovrebbe leggere:

  • la presenza di una morale opprimente ma profondamente inveterata, che emerge e sgomita per farsi notare in qualunque storia giapponese;
  • la non rassegnazione alla propria eccessiva bruttezza estetica, l’orrenda propriocezione di un giovane che, circondato dalla grandiosità e dalla bellezza del tempio buddista in cui è destinato a perfezionare i suoi studi, commette un atto estremo, fortemente simbolico;
  • il buddismo che stavolta rappresenta una strada da seguire imposta dalla natura, dalla vita che è stata così radicalmente ingiusta con il protagonista.

Questo è un libro magico, che tiene il lettore incollato alle pagine, che lo porta ad evidenziare le espressioni più belle ma anche più tristi su quanto la vita delle persone sia penosamente diversa, su quanto la felicità sia maldistribuita. Leggetelo se siete persone curiose (il romanzo ha preso le mosse da un episodio di cronaca riguardante un famoso incendio) e se vi piace chi descrive accuratamente luoghi mistici ed evocativi di una spiritualità inalienabile.


Articolo di Carmela Cordova – Book Lover del Club delle ragazze con la valigia

Instancabile lettrice affetta da bibliomania. Studia Giurisprudenza per diventare avvocato internazionalista e ama i macarons, i cottage inglesi, i mercatini locali e i film degli anni Cinquanta.

Carmela Cordova

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2 Commenti su 5 libri per comprendere, esplorare e amare perdutamente il Giappone

  1. Avatar
    Roberto
    10/06/2019 alle 18:52 (7 giorni fa)

    Ci metterei anche qualcosa di Banana Yoshimoto che, se pur nella sua semplicità e immediatezza, riesce a trasmettere sensazioni contrastanti, un misto di malinconia e solitudine, ma anche di speranza, come in Kitchen. Nulla in pargone a premi Nobel, ma lo stile fresco e giovanile della Yoshimoto trasmette quello che è lo spirito dei Giapponesi, distaccati, malinconici che si piegano, ma non si spezzano.

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