Di valigie, scatole da riempire e case che mi fanno ciao

Tutto è iniziato, o forse è finito, nel bel mezzo di un autunno fa.

Non ho mai scritto nulla al riguardo, non ho mai voluto e forse mai del tutto lo farò. Perché l’ormai concluso 2019 mi ha già proiettata molto più avanti.

E forse perché certe cose sono già ben salde nel mio cuore e nella mia mente, elaborate e volute anche se con gran fatica, soprattutto all’inizio.

Credo di non essere mai cresciuta tanto come in questi ultimi 14 mesi di vita.

Ora ho cambiato di nuovo il posto in cui vivo, quella che ormai era casa, il mio nido mansardato che ho riempito di cose tutte mie, solo mie stavolta.

Cambio casa come se fosse solo la prossima meta sulla mappa, come se fosse parte di un unico viaggio. E per le terze feste natalizie quasi di fila ho fatto scatole, le ho riempite, svuotate, ritrovando pezzi di vita e mettendone dentro altri. Che ridere: già da piccola avevo una passione per le scatole, si vede che era proprio tutto scritto. Sì, ormai ci credo ogni giorno di più.

Credo ai segni, al destino, alle cose già previste, che ci arrivano incontro senza averle progettate, ma avendole sentite arrivare.

viandante sul mare di nuvole

Come quando un bel giorno, in una foto scattata all’improvviso, ho rivisto esattamente il quadro con il viandante di Friedrich che avevo inserito nella mia tesina di maturità sull’infinito. E tutto torna.

O come quando, sempre alla maturità, ho scelto il tema del viaggio per la prima prova di italiano. E poi del viaggio e del travel blogging ne ho fatto anche il mio lavoro.

E ancora, come quando rileggo un articolo di questo blog, scritto nel lontano 2012 e dedicato a Roma, e ritrovo quelle stesse sensazioni che oggi mi sta regalando una città che ormai sento anche un po’ mia, un po’ nostra.

A 33 anni cambio casa come qualcuno cambia paio di scarpe.

Perché le anime viaggiatrici, in fondo, non cambiano mai.

E poi, visto che più che un post di fine/inizio anno questo sta prendendo la forma di un flusso di coscienza, ragioniamo su quanto negli ultimi 14 mesi io abbia drasticamente ridotto la mia presenza sui social, giovandone un sacco.

In questi quasi 10 anni da travel blogger ne sono cambiate di cose, ma dal canto mio so di non essere cambiata come approccio e come persona, ed è questo ciò che conta.

Mantenere una propria etica sempre, la mia regola di vita.

La coerenza per me è tutto e così di conseguenza nel mondo travel blogging seguo più solo chi ho apprezzato fin dall’inizio, ma che oggi si è mantenuto come allora, senza stravolgersi per seguire le esigenze del mercato, facendosi così sfuggire la situazione di mano.

Credo che oggi più che mai, soprattutto noi blogger, dovremmo imparare a guardarci da fuori. E chiederci se tutta questa esposizione abbia davvero senso. Se certi aspetti della vita privata non debbano, forse, restare tali, invece che trasformarsi in uno show pubblico sulle stories IG che niente hanno a che fare con il buon vecchio blogging, filtrando qualcosa che di spettacolare non ha proprio nulla.

Oggi la vera evoluzione, a mio avviso, sta nello studio: io analizzo i cambiamenti e i mezzi di comunicazione, ma soprattutto guardo la gente e come le persone percepiscono questo  ennesimo passaggio. Cerco di fare cultura, dove posso, aiutando a comprendere meglio questi strumenti (lo faccio soprattutto sul mio sito e i suoi canali social, silviacartotto.it, lo conosci già?).

scatole da riempire

Nel 2020, a febbraio, il mio adorato blog compie ufficialmente 9 anni.

Ed è per questo che ho aggiornato la sua (mia) About Page. Mi sento un po’ come una madre con un figlio che sta finendo le elementari. E mi chiedo che ne sarà di lui tra qualche anno, o dove ci porteranno questi nuovi social che puntano solo al gusto per l’effimero. Poi mi dico che non possiamo saperlo, oggi.

Proprio come nella vita: non lo so quante case cambierò ancora o quante scatole rifarò, quante valigie riempirò di ricordi e quali viaggi mi aspettano nel nuovo anno (uno sì, e per fortuna arriva presto).

So che da oggi cambia il tetto sopra la mia testa, so che per il 2020 continuerò con la mia  vita da freelance per il quinto anno di partita Iva vivendo di scrittura, web, comunicazione. Quello che ho sempre voluto fare. Ma per il resto lascio fare alla vita, che voglio e mi riprometto sempre di vivermi di più: lei sa già meglio di noi dove stiamo andando.

La cosa bella è che, ovunque andrò con le valigie piene di ricordi, con le scatole straripanti di vita e con le mani protese in avanti, sarò sempre in grado di sentirmi a casa, come accade anche nei miei viaggi più lontani.

Chi ha l’anima vagante non teme (più) i cambiamenti.

E questo per me è già un bellissimo, gigantesco traguardo.

Auguri a voi che siete sempre lì a leggermi dopo tanti anni: che il vostro 2019 si sia chiuso in bellezza e il 2020 inizi a bomba con tutto il meglio che c’è.

Silvia

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1 Commento su Di valigie, scatole da riempire e case che mi fanno ciao

  1. Avatar
    Valentina
    14/04/2020 alle 18:19 (7 mesi fa)

    Ciao Silvia, mi è piaciuto tantissimo questo post. Ti seguo già da un po’, ma in questo post hai mostrato qualcosa di solo tuo ed è proprio in quei momenti che la nostra luce brilla di più. Un abbraccio da un’altra viaggiatrice incallita 🙂

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