Wonderful Calabria: che cosa fare e assaggiare nell’area grecanica

La Calabria grecanica è la parte più a sud della regione, quella che si affaccia sul Mar Jonio e si protende verso la Sicilia: è ancora poco conosciuta e coinvolta dal turismo, ma offre panorami speciali, un mare blu, borghi storici e un’ottima cucina.

Calabria grecanica: che cosa fare, vedere e mangiare in questa zona

Pentedattilo, Calabria grecanica

La Calabria grecanica è anche la terra del Bergamotto, questo agrume profumatissimo e sconosciuto. Siamo a poche decine di chilometri da Reggio Calabria, con l’Aspromonte alle spalle. Una terra sicuramente da visitare, adatta anche a chi viaggia in moto, per la varietà e la bellezza dei panorami fatti di montagne, colline, fiumare e cascate nascoste.

Qualcuno qui parla ancora una lingua simile al greco antico, a memoria di quando queste terre erano la Magna Grecia, e proprio per questo si parla di zona “grecanica”.

Gallicianò è una piccola frazione del comune di Condofuri, con appena 60 abitanti, ed è considerata l’Acropoli della Magna Grecia in Calabria, poiché è l’unico borgo rimasto completamente ellenofono, conservando tutte le tradizioni grecaniche, anche in ambito gastronomico e musicale.

I borghi della Calabria grecanica: Bova

Bova può essere considerata il “capoluogo” dell’area grecanica, che infatti è anche chiamata “Bovesìa”: che il paese sia di origine greca è testimoniato anche dal fatto che le vie, le iscrizioni e tutte le indicazioni sono scritte proprio in greco.

Tra i suoi vicoletti si respira la storia e i panorami che si ammirano da qui – siamo a 900 metri – riempiono gli occhi. Il borgo è un gioiellino, con esempi di arte bizantina, normanna e medioevale. Il castello Normanno risale al XI secolo: è ormai in rovina, ma domina su alcuni palazzi nobiliari e sugli stretti vicoletti che compongono un vero e proprio labirinto, offrendo scorci suggestivi e pittoreschi.

A Bova le tradizioni sono vive più che mai: ogni anno, la domenica delle Palme, si celebra la Festa delle Pupazze, che ha origine dal mondo della mitologia greca e dei riti religiosi eleusini. Le “pupazze” sono figure femminili che gli abitanti del paese realizzano intrecciando rami d’ulivo intorno a un’asse di canna e decorandole con fiori e frutta. Vengono portate in processione per le strade di Bova fino alla Chiesa di S. Leo, dove ricevono la benedizione. Curiosa la locomotiva nella piazza: qui la ferrovia non è mai arrivata, ma questo è un omaggio a tutti gli abitanti della zona che hanno lavorato per realizzarla nel resto d’Italia.

Non andate via da Bova senza essere passati dalla balconata, che offre un panorama indimenticabile e romantico sulla costa.

Pentedattilo

Uno dei borghi più curiosi della Calabria Grecanica è sicuramente Pentedattilo, che si trova nel comune di Melito di Porto Salvo. Il nome deriva dal greco, ovviamente, e significa “cinque dita”. Perché si chiama così?

Se si arriva qui dalla statale si capisce subito: questo paese è incastonato tra le montagne, arroccato sul Monte Calvario, su quella che sembra una gigante mano di pietra, chiamata la mano del Diavolo. Fino a pochi anni fa era abbandonato. Oggi, grazie all’opera dell’associazione Pro Pentedattilo e ai fondi dell’Unione Europea, sta rinascendo ed è iniziata una riqualificazione.

In molte case trovano ospitalità le botteghe degli artigiani dei dintorni, che lavorano il legno e il vetro. In estate ci sono diversi eventi musicali e culturali, come il Festival Paleariza, ed è stato messo in piedi anche il piccolo Museo delle tradizioni popolari. Ci sono anche iniziative di ospitalità diffusa. Come tutti i borghi abbandonati che si rispettino, anche qui c’è una leggenda, legata al castello, oggi quasi completamente distrutto. Protagoniste due famiglie del 1600, i marchesi Alberti e gli Abenavoli, baroni del paese vicino, Montebello Ionico.

La leggenda narra che il barone Bernardino Abenavoli fosse innamorato di Antonietta Alberti, che però fu promessa al figlio del vicerè di Napoli, Don Petrillo Cortez. Una volta venuto al corrente della notizia, il barone, preso dalla gelosia e dall’ira, fece irruzione nel castello di Pentedattilo, con l’aiuto di una guardia corrotta. Era la notte di Pasqua del 1686. Antonietta e il suo futuro sposo vennero presi in ostaggio, tutti gli altri abitanti del castello furono barbaramente uccisi.

Bernardino costrinse la donna a sposarlo, ma don Petrillo fu liberato grazie a una spedizione inviata dal padre. Il barone scappò con Antonietta a Malta e in seguito a Vienna, ma nonostante ciò non riuscirono ad avere comunque una vita felice insieme: lui entrò nell’esercito e presto morì, lei in clausura in un convento. Secondo la leggenda, le cinque punte della mano di Pentedattilo rappresentano la mano insanguinata di Lorenzo degli Alberti, ancora in cerca di vendetta. E ancora oggi, nelle notti ventose, si sentono le sue urla di dolore.

Pentedattilo, Calabria grecanica

Il mare della Calabria grecanica

Leggende a parte, a pochi passi dall’area grecanica della Calabria si trovano splendide spiagge e un mare profondo e pulito. Si tratta per lo più di spiagge libere, selvagge e incontaminate, da Melito di Porto Salvo fino a quella che è chiamata la Costa dei Gelsomini.

Melito di Porto Salvo, Bova Marina, Palizzi, Brancaleone, sono solo alcuni dei paesi dove si può godere di un bel mare in pieno relax.

mare calabrese

Proprio questo tratto è il principale sito di nidificazione italiano della Tartaruga marina Caretta Caretta. A Brancaleone ormai da anni è attivo, non senza qualche difficoltà, il Centro Recupero Tartarughe Marine, un vero e proprio ospedale per queste meravigliose creature, portato avanti dai volontari della Onlus “Blue Conservancy”, impegnata in prima linea nella Salvaguardia delle Tartarughe Marine nel Mediterraneo.

I piatti della tradizione da non perdere

La Calabria ha una ricca tradizione gastronomica e sono tanti gli agriturismi e i ristoranti dove ci si può fermare per una sosta golosa. Il re della tavola è ovviamente il peperoncino, immancabile sulla tavola anche la nduja, ma sono tanti i piatti da non perdere se si vuole scoprire a pieno la cucina del luogo.

Dai salumi, come la spianata piccante e il capocollo, ai formaggi locali (ricotta, pecorino, caciocavallo) e ai peperoncini ripieni e sottòli vari, fino ad arrivare ai tipici maccaruni, la pasta fatta in casa condita con il ragù di capra o di maiale. Nella zona di Bova un piatto tipico è la lestopitta, un pane senza lievito di origini antichissime, servito con salumi e formaggi ma ottimo anche farcito con le verdure. A Palizzi, chiamata la città del vino, viene prodotto un vino locale molto buono.

fichi calabresi

Ci sono davvero molte cose da vedere e da fare nella Calabria grecanica, siete pronti a scoprirla?


Articolo di Mariachiara Manopulo – Food&Wine e Motorbike Lover per il Club delle ragazze con la valigia

Digital PR, vagabonda e food lover per vocazione: la prima cosa che cerca in un posto nuovo sono i piatti tipici e i vini locali. Silvio, suo marito, la segue ovunque, meglio se sulle due ruote.

Mariachiara Manopulo

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