Vivere un anno in America: il Cultural Representative Program Disney

Un’esperienza davvero poco conosciuta ma che, a mio modesto parere, cambierebbe la vita di tutti i viaggiatori del mondo, è sicuramente il Cultural Representative Program Disney di Orlando.

Chiamato anche “il Programma” da noi reduci (perché sì, è stata l’esperienza più bella della mia vita, ma anche la più intensa, e chi ne esce alla fine non può che essere definito un reduce), consiste nel passare 12 mesi a Orlando, in Florida, lavorando per la Disney con un Visto Q1.

Io stessa ho scoperto l’esistenza di questa opportunità quasi per caso, googlando “Lavorare negli Stati Uniti” e aprendo il primo link che questa ricerca mi proponeva.

Che cos’è e come funziona il Cultural Representative Program Disney

Cultural Representative Program Disney

Ho raccolto per voi delle FAQ, ovvero le risposte alle domande che di solito mi vengono poste a questo proposito.

Come funziona il processo di selezione?

Comincia tutto con un CV mandato all’International Services, un’azienda francese che fa da filtro tra noi e la Patina, una famosa compagnia di ristorazione che possiede e gestisce meravigliosi ristoranti in tutto il mondo.

Si procede con un colloquio su Skype (in lingua, ovviamente!) in cui fanno qualche domanda generica sul perché si vuole partire e, in linea di massima, testano il livello di inglese. Superata questa selezione, arriva il momento del colloquio face to face. Di solito queste interviste si svolgono a Roma o a Milano (io sono dovuta andare a Milano) e durano più o meno tutto il giorno. C’è una prima fase in comune in cui alcuni membri della Disney presentano i parchi, il lavoro e gli alloggi, poi si può procedere alle interviews individuali. Ho usato il plurale perché i colloqui sono due: uno con un rappresentate della Disney, che tra le altre domande chiede anche “Qual è il tuo film Disney preferito?”, e uno con uno dei manager della Patina.

Fatto questo, entro dieci giorni si riceve una mail in cui comunicano se si è stati presi o no, e da lì viene avviato il processo di richiesta per il visto e la prenotazione del volo.

Cultural Representative Program Disney

In che cosa consiste il lavoro?

Si parla sempre di “programma culturale”, ma di fatto non è altro che un lavoro nella ristorazione senza un vero e proprio contratto. Appena arrivati si viene smistati in uno dei vari ristoranti del padiglione italiano di Epcot (anche se il criterio non è del tutto chiaro), vengono assegnati i primi turni e una specie di mentore che, almeno durante i primi giorni, possa aiutare nelle piccole cose pratiche, come dove timbrare il cartellino, a che ora prendere l’autobus e in quale reparto affittare la divisa.

Si può iniziare come hostess, lavorando al chiosco o direttamente come cameriere, ma in linea di massima si parte dalle mansioni più basse e si avanza (teoricamente in base al merito) fino a diventare server. Il lavoro non è dei più faticosi, ma è richiesta una precisione non indifferente, visto che le regole di comportamento da seguire sono molte!

La crisi del quarto mese

Questa crisi, che è stata una mia esperienza personale ma che ho avuto modo di riscontrare anche in altre persone con cui lavoravo, si presenta più o meno dopo 4 mesi dall’arrivo. Si tratta di un momento delicato, in cui ci si è abituati allo stile di vita da Cast Member della Disney, ma non lo si apprezza poi così tanto.

Disney, Orlando

Sì, perché al quarto mese, dopo che la novità è finita, tutto si è trasformato in routine e anche il lavoro si è più o meno stabilizzato, si comincia ad essere stanchi. Stanchi di lavorare comunque parecchio (non è che ci si ammazzi, ma per chi non ha mai fatto il lavoro di cameriere può essere piuttosto faticoso), stanchi di non avere una libertà poi così assoluta (ci sono delle regole di comportamento da rispettare, dalle ispezioni alla pulizia degli appartamenti che arrivano ogni mese, fino al fatto di non poter indicare dove sono i bagni con un solo dito, ma di doverlo fare con due dita o con la mano “a paletta”), stanchi di dover essere sempre super allegri ed entusiasti durante il lavoro, perché sei nel “posto più felice del mondo” e i guest del parco non si aspettano niente di meno.

Persino io, che sono una grande sostenitrice di questa esperienza e che ho assolutamente adorato l’opportunità di vivere un anno in America, arrivata al quarto mese ho vacillato. Ho seriamente preso in considerazione di tornare a casa, di impacchettare tutto e lasciare lì Topolino e tutte le sue attrazioni.

Ma la bella notizia è che, seppur piuttosto comune, si tratta di una crisi assolutamente passeggera. Basta stringere i denti per un paio di settimane, aspettare che passi il momento deprimente ed ecco che si è di nuovo pronti ad apprezzare la vita in Florida.

Perché partecipare?

Da tanto l’ho sognato

Un anno negli States,

Un anno di Programma

Più soldi di Bill Gates!

Queste erano le parole di una sciocchissima canzone che noi Cast Member italiani cantavamo sempre, quando eravamo insieme (vi risparmio la melodia che, se possibile, era ancora più sciocca del testo), e devo dire che riassumono perfettamente uno dei motivi per cui molte persone fanno e soprattutto ripetono questa esperienza. Forse è il motivo più venale e su cui meno dovremmo fare affidamento, ma mi piace essere onesta con chi mi legge, e onestamente devo dire che, quando si torna a casa dopo un anno come cameriere alla Disney, le tasche sono di certo più gonfie.

La buona notizia è che non perderete l’anima diventando degli Ebenezer Scrooge qualsiasi, visto che si ritorna anche con il cuore molto più gonfio (le amicizie che si stringono qui sono per la vita) e con un bagaglio di esperienza talmente pieno che è quasi impossibile chiudere la cerniera.

Orlando, parata Disney

Non posso che ripeterlo di nuovo, vivere un anno in America, per di più lavorando a Walt Disney World, è stata sicuramente l’esperienza più bella della mia vita, la rifarei altre 1000 volte e la consiglio vivamente a tutti!


Articolo di Rachele Faggiani – Expat Specialist del Club delle ragazze con la valigia

Rachele viaggia… da quando è nata! Le piace vivere all’estero per capire meglio le nuove culture e i piatti tipici, e se non è in viaggio ne ha sicuramente uno in preparazione.

Rachele Faggiani

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