La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

A Venezia, nel Sestiere Dorsoduro, si trova una delle più importanti raccolte di opere d’Arte europea e americana del ventesimo secolo. Nel Palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande, la Collezione Peggy Guggenheim è come un tesoro racchiuso in un bellissimo scrigno. Scopriamola da vicino!

La Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, Venezia

Il Palazzo fu costruito a metà settecento dalla Famiglia Venier, una delle più antiche della città, ma rimase però incompiuto al primo piano.

Dopo numerosi passaggi di proprietà nel ’48 venne acquistato da Peggy Guggenheim che vi rimase per trent’anni. A partire dagli anni ’50, dopo i lavori di allestimento, lei stessa aprì la sua collezione gratuitamente ai visitatori, per alcuni pomeriggi alla settimana. Entrare nel Palazzo Venier è un po’ come entrare nella dimora di Peggy, nel suo giardino, nelle sue stanze, nella sua essenza. Colpisce subito all’entrata, il giardino delle sculture, il piccolo chiostro e, a lato, la sua tomba vicino ai suoi cagnolini. Le sale con gli arredi, la magnifica vista sul Canal Grande e le sculture che ne sono parte integrante.

Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

Peggy Guggenheim: “Io non sono una collezionista. Io sono un museo”

La vicenda più incredibile di questa collezione è legata alla sua creatrice, la leggendaria Marguerite (Peggy) Guggenheim. Il padre, Benjamin, morì nel 1912, nel naufragio del Titanic.

I nonni figuravano tra i più grandi magnati delle miniere di rame e argento, i Guggenheim, e tra i più facoltosi banchieri americani, i Seligman. Abitò in ville e palazzi sontuosi, conobbe le personalità più in vista del periodo, artisti, letterati, musicisti. Giovanissima decise che si sarebbe dedicata all’arte, con passione e con amore. A 39 anni aprì a Londra la sua prima Galleria, Guggenheim Jeune. Alcune amicizie, come Marcel Duchamp e Constantin Brancusi saranno per sempre. Samuel Beckett la convinse a occuparsi di arte contemporanea, perché “una cosa viva”.

Due mariti, il primo Laurence Vail, era un artista scrittore bohémien, sempre squattrinato ma a contatto con tutto il mondo artistico. Il secondo, Max Ernst, era il più famoso artista surrealista, che sposò poco prima di ritornare in America. Anche durante la guerra si impegnò a comprare un’opera d’arte al giorno e così fece. Costretta a scappare in America nel 1941, aprì dopo poco la galleria-museo, Art of This Century, esponendo la sua collezione completa. Finanziò e aiutò come una vera mecenate numerosi artisti emergenti che avrebbero nel tempo cambiato il corso della storia dell’arte.

La sua galleria diventò un punto d’incontro e di stimolo a New York per tutti gli artisti e l’arte in America. Figure come Rothko, Motherwell e Pollock, quasi sconosciuti allora, diventarono in seguito i precursori di quel movimento artistico americano, l’Espressionismo astratto, sviluppatosi sulla traccia dell’arte surrealista e astratta, grazie anche alla considerevole collezione di Peggy. Il suo amore per l’Italia e in particolare per Venezia la spinse ad acquistare Palazzo Venier dei Leoni, trasferendovi tutta la sua collezione e portando in Italia le più importanti opere d’arte di quel momento.

Vi consiglio la lettura della sua autobiografia: “Peggy Guggenheim. Una vita per l’arte: Confessioni di una donna che ha amato l’arte e gli artisti”.

Peggy Guggenheim a Venezia

Peggy Guggenheim Venezia: le opere e gli artisti

Ho già visitato la Collezione Peggy Guggenheim ma ogni volta è diversa, scopro qualcosa in più, anche perché non sempre ci sono le stesse opere, ma vengono esposte a rotazione a seconda del periodo.

Visitare questo luogo così particolare è come essere all’interno di un libro di storia dell’arte. Un percorso che attraversa i più importanti movimenti artistici delle avanguardie del primo e secondo novecento. Solo per citarne alcuni, cubismo, futurismo, astrattismo, surrealismo, dadaismo, espressionismo astratto, informale. Sono esposti artisti importanti come Brancusi, Giacometti, Picasso, Braque, Boccioni, Balla, Kandinsky, Klee, Mondrian, Calder, Chagall, Mirò, Ernst, Dalì, Magritte, Duchamp, Pollock, Rothko, Dubuffet, Burri, Bacon, Fontana, Vedova, e molti altri. Sono tanti e tante le opere. Per ognuna si potrebbe scrivere molto, sono tutte importanti, come per ogni artista. Vorrei parlare solo di due di loro, fondamentali per Peggy Guggenheim e per la sua collezione, due personalità rivoluzionarie nella storia dell’arte del ventesimo secolo, Marcel Duchamp e Jackson Pollock.

Collezione Guggenheim Venezia

Marcel Duchamp

Grande amico e consigliere di Peggy, questo artista geniale è considerato il vero iniziatore di quella che oggi chiamiamo “arte contemporanea”.

Interessato a far tabula rasa di tutta la tradizione artistica precedente, iniziò nell’ambito del cubo-futurismo, ma si interessò principalmente alla rappresentazione del movimento/sequenza dei futuristi.

Nei suoi primi lavori come “Nudo che scende le scale” o “Giovane triste in treno”, cercò di dare il senso del movimento con la ripetizione delle figure, sovrapponendole molte volte. Trasferitosi a New York creò il Dadaismo americano assieme a Man Ray. La sua più grande invenzione fu il “ready-made”, un’operazione prettamente concettuale che sconvolse tutti i canoni e le leggi del fare arte. L’artista non crea, ma prende un oggetto qualsiasi e lo trasferisce in un altro contesto, quello artistico. Questo procedimento sposta l’attenzione sul pensiero, innescando una riflessione sull’arte e sul suo stesso significato.

La sua famosissima “Fontana”, un orinatoio comprato in un negozio, che capovolse e firmò come R. Mutt, sconvolse tutti ma, come disse Duchamp, Mutt aveva “creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto”. Il suo lavoro fatto di pura ironia, sberleffo e totale noncuranza dei precetti dell’arte tradizionale sconcertava e provocava, scatenando non solo critiche ma anche riflessioni importanti sull’arte stessa. Sperimentatore di nuove forme artistiche, si cimentò per primo in vere e proprie “performance”. Il suo senso di considerare l’arte e la vita parti della stessa materia plasmabile a piacimento aprirà la strada all’arte del secondo novecento. L’arte contemporanea da quel momento in poi non potrà più prescindere dall’essere anche arte concettuale.

Guggenheim Venezia

Jackson Pollock

Un fortunato evento cambiò la vita di Jackson Pollock quando, nel 1943, lavorando come custode nel futuro Guggenheim Museum di New York incontrò Peggy, che gli commissionò l’opera “Murale” per il suo appartamento.

Opera che per le dimensioni, sei metri di lunghezza e per la tecnica, “dripping”, gocciolamento del colore, avrà un effetto importante sull’arte americana. Dopo la seconda guerra mondiale il fulcro dell’arte si era spostato dall’Europa agli Stati Uniti. Molti artisti si erano rifugiati lì e anche Peggy era tornata a New York. Pollock sarà influenzato soprattutto dai surrealisti, da cui prenderà il concetto di “automatismo” del fare artistico che svilupperà in un’idea tutta personale dell’azione pittorica.

Nell’ambito dell’espressionismo astratto nasceva “l’action painting”, l’agire dentro il quadro, mettendo la tela sul pavimento e gocciolando il colore con un bastone, liberando la propria energia creatrice. Una specie di danza rituale che Pollock diceva simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani. Rompendo gli schemi tradizionali dell’arte portò nelle sue opere l’esperienza dell’azione libera, il colore colato, bastoncini, sabbia, mozziconi, tutto il processo dell’azione entrava a far parte dell’opera. La carica rivoluzionaria dell’espressionismo astratto portò al superamento di tutte le precedenti sperimentazioni delle avanguardie e Jackson Pollock diventò l’emblema dell’arte contemporanea americana, aprendo la strada per tutte le future sperimentazioni.

Guggenheim Venezia

René Magritte

“Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e di notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.”

Il mio racconto di questa bellissima visita finisce con l’opera che più amo di questa collezione, L’impero della luce, di René Magritte. La forza di questo dipinto è veramente “poesia” come dice lo stesso artista. La trovi davanti a te nella sala e rimani lì incantato a guardarla. L’oscurità e la luce insieme, gli opposti nello stesso spazio/tempo, il mistero che ti affascina e ti turba. La sensazione più forte però è quella di una calma e serenità positiva. Più l’osservi e più ti sembra che tutto sia possibile, che quella realtà è un pensiero, un suono, un’idea così bella che senti anche tu di scorgere la luce nell’oscurità.

Guggenheim Venezia, Magritte

Vi consiglio di visitare il sito web della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, ricco di informazioni, eventi, tour virtuali e iniziative interessanti, legate alla didattica ma anche alla scoperta dell’arte attraverso lezioni, interviste, studi, aneddoti. Qui potrete anche prenotare la visita.


Articolo di Morena Schiffo – Art Lover del Club delle ragazze con la valigia

Morena Schiffo, Art Lover
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, la passione per l’arte non mi ha mai abbandonata e continuo a coltivarla attraverso ricerche e viaggi culturali. Una mostra, una città da visitare, un museo, un evento, sono le idee ispiratrici per partire e ogni volta torno arricchita di emozioni nuove. Vivo e lavoro a Caorle ma sono di Bolzano.
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