Un viaggio chiamato Camilla

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Per chi non c’è più

Gennaio è il mese che avevi scelto per nascere. O forse febbraio, chissà. Intorno al 31 comunque sarei stata in dirittura d’arrivo.

Avevi scelto di arrivare nel mondo nel mese più freddo dell’anno. Ma te ne sei andato – o andata – chissà, in una calda fine di giugno dello scorso anno.

Sapevo che in questi giorni ti avrei pensato/a. Io le date non le scordo mai. Non una data così.

Quella del mio primo parto.

Il solstizio d’estate del 2023 ti ha portato via. E ho dovuto scacciare dalla mente più volte quella orribile frase: “non sento più il battito”, che la ginecologa ha pronunciato all’improvviso, dopo solo 8 settimane di gravidanza. Perché, se non te l’aspetti minimamente, ti rimane un po’ dentro, ti scava qualcosa che poi resta. Come è già successo a tante altre donne che mi hanno raccontato le loro esperienze. Ecco perché nessuno dovrebbe mai porre quella sciocca domanda: “e tu figli, niente?” Ma accendete un attimo il cervello, dai. Che ne sapete voi, i motivi possono essere tanti e diversi. Soprattutto, gentilmente, non sono caxxi vostri. 😉

E così, abbiamo rinunciato volentieri al viaggione estivo in Asia, il primo lontano dopo anni di viaggi più vicini, felici perché convinti che stessi arrivando tu, e poi invece siamo andati a rilassarci in Corsica con il cuore pesante perché non c’eri già più. 

E oggi… eccoci qua, con la tua sorellina in arrivo, che non potrai mai conoscere. Perché se non te ne fossi andato/a tu, lei non sarebbe qua nella mia panciolina. All’inizio del quinto mese di gravidanza.

Abbiamo scoperto il suo arrivo il 13 ottobre, il giorno del mio 37esimo compleanno, nella mia città del cuore: Londra. In una stanza d’hotel dopo una giornata lunghissima, dopo essere saliti sullo Shard e dopo aver festeggiato in un tipico pub inglese. Non avrei potuto chiedere di meglio, sono sincera. Il regalo più bello di sempre, ma che abbiamo accolto con meno entusiasmo e sorpresa della prima volta, perché l’esperienza insegna. “Speriamo in bene”, ci siamo detti commossi e sospirando. Perché certe ferite rimangono, inevitabilmente.

Un viaggio voluto, bramato e pensato già nella mia testa quel brutto giorno d’inizio estate in cui ho trascorso 12 ore in ospedale, in cui solo il pensiero di un viaggio poteva distogliermi dal dolore, fisico e mentale, che stavo vivendo.

Se tutto andrà bene, e ora capisci perché il mio SE, lei arriverà proprio intorno al solstizio d’estate, esattamente un anno dopo che te ne sei andato/a tu. In estate, con il caldo. Una gemelli o una cancro, chissà.

Camilla stravolgerà le nostre vite. E già lo sta facendo con me, che da tante, troppe settimane, conosco ogni singolo dettaglio della parola N-A-U-S-E-E. Ma ce la si fa. Perché è per una cosa bella, stupenda, che ci trasformerà in una mamma e in un papà.

Camilla

Per Camilla

Non vedo l’ora di portarti in giro per il mondo ridendo un sacco mentre sento la gente che dice che con un bimbo non viaggeremo più: ma che state a dì! Ogni limite è nella propria testa.

Ti farò esplorare il mondo, ti lascerò andare libera, ti suggerirò di andare a vivere all’estero, se vorrai, e soprattutto ti consiglierò di pensare a te stessa il più possibile, ai tuoi sogni, almeno fino ai 30 anni. Che per legarsi per la vita c’è sempre tempo. E poi le cose e le persone cambiano e non c’è tempo per i rimpianti.

Ma soprattutto, ti lascerò seguire quello che vorrai, perché se vorrai tutto l’opposto andrà bene ugualmente. Quello che so è che un giorno, se vorrai, diventerai tu “The Girl with the Suitcase”, che è più o meno la terza o quarta cosa a cui ho pensato subito dopo che abbiamo scoperto che eri una LEI, il 3 gennaio nel parcheggio del castello di Aymavilles, in Valle d’Aosta, dopo una delle poche gite che sono riuscita a fare in questi mesi un po’ così-così.

Ora siamo esattamente a metà strada e anche qui sul blog e sui social sanno del tuo arrivo: avevo un po’ paura a dirlo al mondo, ma sento che sei forte e so che tutto sta andando bene. E non vedo l’ora di vedere il tuo viso e scoprire se dormirai tanto quanto facevo io, me lo auguro, se sarai un mix di timidezza e logorrea come tuo padre, se amerai di più i numeri come lui o le parole come me.

Fino ad allora, aspettiamo. E ci “godiamo”, tra una nausea, una fattura e un pisolino, questi ultimi mesi a 2 nella mia adorata #vitadafreelance. Mesi in cui possiamo avere la testa anche disconnessa e non sempre sul pezzo, come immagino ci richiederai invece tu. Saremo pronti? Sicuramente impareremo lungo la strada.

Tu ci terrai per mano e, mi raccomando, ci aiuterai.

Senza dimenticarci mai che, per avere te, abbiamo detto addio a lui. O a lei, chi lo sa.

Ciao, piccolo angelo!

Camilla, ti aspettiamo.

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3 Commenti su Un viaggio chiamato Camilla

  1. Roberta
    06/02/2024 alle 7:13 (2 settimane fa)

    Quanta dolcezza e sincerità nelle tue parole Silvia; proprio come te! Camilla avrà una mamma meravigliosa ❤️

    Rispondi
  2. Carolina
    05/02/2024 alle 19:28 (2 settimane fa)

    ❤️

    Rispondi
  3. Valentina
    05/02/2024 alle 18:44 (2 settimane fa)

    Un anno fa, a Giugno, anche noi abbiamo scoperto durante la translucenza che il nostro piccolo Hannibal (lo avevo chiamato così perché anche lui mi ha fatto conoscere benissimo la parola nausea) non c’era più. Quel momento non lo dimenticherò mai, quel “il battito non c’è” mi rimarrà impresso dentro credo per tutta la vita. Anche noi oggi aspettiamo il fratellino di Hannibal, Giorgio se tutto va bene (perché dopo quello che abbiamo vissuto è tutto un se) nascerà tra pochi giorni. Dovremmo parlarne di più perché parlarne fa bene. Grazie per aver condiviso la tua storia.

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